LETTERA A FRANCESCO SULLE SENTENZE [27 lug 05 18:27 by NGBellia] | ||
| Carissimo Francesco. Continuo a riflettere sui Processi. Steiner dice che le azioni delittuose sono compiute in “assenza di Coscienza”. Quindi non può esservi alcun Giudizio in quanto manca l’oggetto di tale giudizio: la Coscienza. Allora cosa fare in un caso di azione delittuosa? Certamente quantificare il danno per il risarcimento materiale. Certamente impedire che l’azione delittuosa possa ripetersi. Creare le condizioni perché nell’imputato si avvii un processo di risveglio della Coscienza che lo porti poi ad analizzare con dolore le proprie carenze per correggerle, per un futuro non delittuoso. Qualsiasi Giudizio Morale è del tutto inutile e non giova a nessuno. Cristo ha detto “non giudicate”. Secondo me una vera Sentenza dovrebbe essere fedelmente analitica dei fatti, quantificare il risarcimento materiale e non infliggere alcuna pena, ma prescrizioni cautelari che mettano chi ha commesso un crimine in condizione di prendere coscienza delle proprie responsabilità, non per condannarsi, in quanto ciò che è avvenuto ormai è immutabile, ma per correggersi per un futuro non delittuoso. Steiner dice: il migliore degli Esseri Umani ha in sé il potenziale assassino della madre ed il peggiore ha in sé un potenziale Santo. Il problema è quindi quello dello studio delle condizioni idonee a produrre il risveglio della Coscienza Morale di chi ha commesso il delitto. Pentirsi serve se porta ad un tale risveglio altrimenti è inutile. La Comunità quindi non dovrebbe punire ma favorire il recupero. Il risveglio della Coscienza, con il dolore che comporta, è il massimo della punizione immaginabile. La restrizione della libertà del colpevole non può essere quantificata, ma va rapportata al mutamento della Coscienza che per qualcuno può richiedere poco tempo e per qualche altro di più. Il Giudizio quindi non dovrà essere solo sul fatto oggettivo, ma sulla conseguita guarigione del difetto di Coscienza che ha portato al Delitto. Non si tratta quindi solo di una questione Giuridica ma di una questione Scientifica, la cui analisi va portata avanti fino alla certezza del mutamento. L’attenzione dovrebbe essere portata alla natura e alla intensità della sofferenza che si manifesta nel tempo in chi ha commesso il crimine. Non si tratta quindi di confezionare ricette punitive come se tutti gli Esseri Umani fossero uguali, ma ricette terapeutiche di spettanza della Scienza dell’Uomo. Questo è l’Idea di giustizia verso cui bisognerebbe tendere e sarà nostro compito gettare le basi per il corrispondente mutamento Culturale. Il Karma in fondo opera così: non sono delle Entità che ci puniscono, ma siamo noi stessi che vogliamo riportare a perfezione quello che i nostri comportamenti hanno deturpato e ci procuriamo gli ostacoli e le sofferenze che estirpino da noi i difetti che si sono estrinsecati in certe azioni e che nel “post mortem” ci appaiono nella loro relazione perturbatrice con l’Ordine Cosmico. Certo io non farei questo discorso ad un Giudice profano ma lo faccio ad uno studioso di Steiner. Cosa ne pensi? Un abbraccio, Nicolò | ||
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