LAVORO: LIBERAZIONE O SCHIAVITÙ [01 mag 04 07:18 by Ngbellia] | ||
| LAVORO: LIBERAZIONE O SCHIAVITÙ La vita nella realtà materiale ha da sempre posto il problema della necessità dell’Essere Umano di disporre di alcuni prodotti della Natura per la sopravvivenza. Salvo i casi di schiavitù, il procacciamento del necessario per la vita ha da sempre impegnato l’intera personalità degli Esseri Umani, a partire dalla progettualità, per proseguire con l’attuazione di una serie di azioni ben coordinate ai vari fini che di volta in volta venivano perseguiti. Agli schiavi veniva chiesto la prestazione di attività fisiche progettate da altri. Il lavoro degli schiavi, mancando della progettualità soggettiva, non riguardava la sfera etica. Con ciò si creavano due categorie di lavori, una coinvolgente l’intera personalità degli uomini liberi e l’altra senza la libera partecipazione degli schiavi. Con la rivoluzione industriale, la precedente schiavitù si modificava nel lavoro subordinato. La grande diffusione del lavoro subordinato ha progressivamente allargato la fascia dell’infelicità che è strettamente connessa con ogni azione le cui motivazioni siano al di fuori della personalità. Se le azioni lavorative impegnano l’intera personalità umana educano alla libertà e quindi alla capacità di amore. Se al contrario la motivazione del lavoro viene limitata alla sola ricerca del denaro si ha l’educazione all’egoismo e quindi all’isolamento e all’infelicità. L’Antropocrazia mira a ricollegare l’Essere Umano con la propria capacità creativa. Un mondo di lavoratori subordinati sarebbe un mondo di automi privi di valori universali e concentrati solo su problemi individuali. Nicolò Giuseppe Bellia Tarquinia, 1° maggio 2004 | ||
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