FATTORI DI CRISI DELLE ECONOMIE OCCIDENTALI [23 feb 04 10:49 by Ngbellia]
FATTORI DI CRISI DELLE ECONOMIE OCCIDENTALI

Tutte le economie occidentali drenano continuamente denaro dalla base dei Consumatori, sia verso le aziende industriali e di servizio sia verso gli Stati.
L’alimentazione monetaria della massa dei Consumatori avviene prevalentemente attraverso i redditi da lavoro.
Poiché gli Stati ricorrono per circa un 3% del PIL a prestiti onerosi con le Banche Centrali, impegnandosi al pagamento dei relativi interessi, che prelevano attraverso le imposizioni fiscali, ne consegue che da questo lato la Massa Monetaria di consumo viene ulteriormente assottigliata.
Inoltre, dato che ogni prelievo fiscale sulle aziende si traduce in un aumento dei prezzi ne risulta da questo lato una diminuzione ulteriore del valore di acquisto della Massa Monetaria di Consumo.
Con ciò si crea una forbice negativa tra l’ammontare dei beni prodotti ed il denaro di consumo e quindi con prospettive di fallimenti per le aziende industriali di prodotti non di prima necessità.
L’illusione che lievi riduzioni fiscali possano rivitalizzare gli organismi economici è evidenziata dalle continue crisi economiche che si manifestano nel mondo.
Con l’attuale logica fiscale e con quella della emissione monetaria onerosa (denaro-debito), tutte le economie Occidentali marciano verso crisi analoghe a quelle del 1929.
La marcia verso tali situazioni di crisi procede a velocità diverse nei vari Stati ed è questo differenziale che rende talvolta soddisfatti alcuni Stati rispetto ad altri.
Quando sull’economia mondiale vengono ad affacciarsi Paesi a basso costo di manodopera e a basse incidenze fiscali, ecco che si profila la minaccia di una concorrenza che può rapidamente portare al dissesto l’intero occidente.
La soluzione ideale sarebbe quella dell’adozione dell’Antropocrazia da parte di tutti gli Stati del Mondo.
Infatti con la Fiscalità Monetaria tutte le Nazioni si troverebbero ad incidenza fiscale zero sulle aziende e quindi i prezzi rappresenterebbero la qualità produttiva differenziale tra le varie aziende:
In tale situazione uscirebbero dal mercato solo quelle aziende tecnicamente obsolete lasciando operanti quelle ad alta produttività specifica, (costi di produzione fuori mercato) sia quantitativa che qualitativa con beneficio sui valori monetari e quindi sui cittadini.
La morte delle aziende obsolete renderebbe momentaneamente disoccupate le rispettive forze lavoro ma in presenza del Reddito di Cittadinanza tale disoccupazione perderebbe il carattere di tragicità che ha oggi nel Mondo.
Perché possa avviarsi una Riforma Antropocratica nella direzione di tutti gli Stati si potrebbe percorrere la via dell’avvio sperimentale di essa in uno Stato qualsiasi e successivamente con l’accodarsi degli altri Stati, oppure a seguito di una fortissima pressione culturale proveniente dalla popolazione mondiale, potrebbe nascere un accordo per la contemporanea adozione su tutti gli Stati, ciascuno con la propria autonomia monetaria.
Tutto ciò a livello teorico, la possibilità pratica, per il momento non si intravede.
La via seguita dagli Stati di Europa verso l’unificazione monetaria è quanto di peggio potesse accadere ai fini dell’Antropocrazia giacché una accozzaglia di Stati, renderebbero impraticabili i provvedimenti necessari a ciascuno di essi.
La via avrebbe dovuta essere inversa e cioé sarebbe stato necessario avvicinare le emissioni monetarie a piccole unità federate, tali da poter percepire i disagi ed intervenire tempestivamente prima che esse si trasformino in fattori patologici generali.
In questa logica il Federalismo, (che è la corrente inversa a quella dell’europeismo), appare come l’unica speranza concreta per un risanamento antropocratico delle Nazioni dell’Occidente.
Se l’attuale Governo italiano, riuscirà a realizzare tale Federalismo e contemporaneamente l’uscita dalla Comunità Monetaria Europea, si può sperare di vedere attuata in Italia l’Antropocrazia dando così avvio ad un risanamento delle economie mondiali attraverso l’emulazione successiva delle altre Nazioni, sulla base dei risultati italiani che certamente saranno sbalorditivi.
La via finora seguita dal Governo italiano in campo fiscale è assolutamente inadeguata alle reali esigenze di vitalizzazione del tessuto economico, però va notato che la cartolarizzazione è assolutamente sulla linea dell’Antropocrazia, e nel libro LA VIA D’USCITA era stata postulata la necessità della vendita dei beni pubblici per la riduzione del Debito Pubblico e dei relativi interessi.
Il contrasto tra il Ministro Tremonti e il Governatore della Banca d’Italia fa sperare che all’attuale Governo sia nota l’illegittimità delle emissioni monetarie a debito della Banca d’Italia e pertanto si profila la speranza che gli oltre 3 milioni di miliardi di vecchie lire del capitale monetario della Banca d’Italia vengano confiscate in quanto di proprietà dei cittadini e destinate all’estinzione del debito pubblico.
Per quel che riguarda gli abbassamenti differenziali di prezzi rispetto alle produzioni estere, susseguenti alla riforma Antropocratica, si potrà procedere a necessari riequilibrature, agendo sui valori monetari di cambio con accordi bilaterali con gli altri Stati.
Nicolò Giuseppe Bellia
Tarquinia, 23/02/2004,






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